Successo di Artedonna 2010 – Emozioni in… parola, musica, colore. Un evento tutto al femminile prossimo appuntamento a S.Donà di Piave il 4 marzo 2011

gruaro 30 ottobre 2010

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Artedonna il 4 marzo 2011  di nuovo a  S.Donà di Piave presso il Centro Culturale “L. da Vinci”, dopo Gruaro, Concordia Sagittaria, Chions,  Pradamano, S.Pietro al Natisone, Vittorio Veneto…

Il progetto Artedonna è un evento tutto al femminile di pittura, fotografia,  poesia e musica per plettri composta ed eseguita da sole donne,  corredato da un piccolo catalogo contenente parte della produzione poetica e artistica e il cd con i 5 brani che saranno eseguiti durante il reading e la mostra: il bello è che lo abbiamo realizzato in quattro!

Ecco l’introduzione al lavoro:

Arte al femminile, esclusivamente al femminile? Perché no. Necessità di dimostrare qualcosa al mondo maschile  o bisogno di autoaffermazione? Nemmeno per idea. Semplicemente un profondo piacere nel progettare e realizzare un evento tra donne in virtù di una comune passione, la musica, e dell’amore  per forme d’espressione come la poesia, la fotografia e la pittura e non ultimo grazie ad un intendersi  reciproco ed immediato.

Oggi non sono nuove iniziative simili, credo però non siano così complete, almeno nel nostro territorio friulano e veneto. D’altronde le donne hanno iniziato a proporsi come artiste senza il supporto di mariti e compagni, obbligatorio lasciapassare nell’ambiente delle arti per secoli, fin dalla metà degli anni ’60, anche se solo alla fine degli ’80 il mondo dell’arte ha cominciato ad accogliere artiste esordienti in egual misura dei giovani maschi e dagli anni ‘90 ciò si è tramutato quasi in una moda, tanto che nessun curatore organizzerebbe una mostra senza dare rilievo alla partecipazione femminile. E’ anche vero che spesso noi donne, anziché esibire la nostra femminilità intellettuale e creativa, preferiamo entrare negli ambienti degli addetti ai lavori  “camuffandoci” da uomini, quasi che, come vuole uno stereotipo resistito fino a ‘900 inoltrato, la femminilità non sia in grado di produrre arte vera, tuttalpiù un buon artigianato, e lasciamo agli uomini il giudizio che spesso si pronuncia all’incirca così: “E’ brava, fa una pittura maschile…”! Sono inoltre ancora una volta gli uomini ad organizzare quasi sempre le iniziative legate alla celebrazione dell’otto marzo: lo accogliamo come un atto di omaggio e di gentilezza?

Non è questa la dimensione in cui è nata e ha preso il via  ArteDonna 2010 con il titolo “Emozioni”, artefici Christine Teulon, ideatrice del progetto e scrittrice, Franca Valtingojer,  mandolinista, Adriana Scrignaro,  fotografa e Tiziana Pauletto,  pittrice.

Questo piccolo libro, la lettura di poesie, l’esposizione di fotografie e dipinti e il concertino di brani di musica originale per trio e quartetto mandolinistico composti anch’essi  da donne, sono stati generati dall’amore per l’arte e lo spirito,  vissuti anche nel quotidiano affaccendarsi intorno alla famiglia, alla casa, nel lavoro e ricercati in piccoli momenti privati e personali rubati all’ora, alla giornata, alle fatiche… Qui, in questi intimi e privati spazi, la riflessione corre sulla propria e altrui umanità e le emozioni si mettono a nudo e si amplificano. Poi, nella musica, passione comune a tutte e quattro le artiste,  avviene la catarsi: nella dimensione collettiva dell’esecuzione è un gioioso vibrare all’unisono con le corde dei propri strumenti.

E dunque il trovare una propria dimensione espressiva e il volerla comunicare e condividere si fa indispensabile, perché senza il confronto e lo scambio con l’esterno essa  non ha  vero valore.

Ecco la ragione dell’evento: la condivisione con gli altri delle personali emozioni tradotte in espressione, sotto forma di parola e immagine,  accompagnate e cementate dalla musica, quella che le stesse Adriana, Christine, Franca e Tiziana eseguono insieme.

La soddisfazione è grande!

Artedonna 2010 – Emozioni

Prima mezzora: visita libera del pubblico alla mostra

Scaletta evento centrale (circa 45 minuti)

Saluto degli organizzatori/intervento autorità
Lettura della poesia di A. Merini
Introduzione sul  progetto e breve excursus sul ruolo della donna nel mondo artistico del ‘900
Presentazione delle artiste e del loro lavoro – ordine alfabetico

Adalgisa Griseri  – DANZA SPAGNOLA
Lettura di Libertà, Emozioni, Sensi

Augusta de Kabath  – GAVOTTA
Lettura di Pioppi, Stagioni, Chiesette votive

Tekla Badarzewska  – PREGHIERA DI UNA VERGINE
Lettura di Ombre, Ciclo vitale, Donna

Augusta de Kabath  – EN TROIKA
Giuseppina Carminati – SERENATA NAPOLETANA

Eventuale bis   Olga de Lys – LES MASQUES, Cortège carnevalesque

 Eventuale spazio per la conversazione con il pubblico

Segue visita alla mostra con le artiste.

Tempo totale dell’evento 2 ore

Emilio Verziagi a Toppo di Travesio (Pordenone) – 9 agosto 2009

“ Credo davvero che nella scultura, di oggi come di sempre, l’elemento che entra in gioco con più insistenza sia quello della modulazione tangibile, tattile: creare un corpo, una struttura, una forma che abbracci e sia abbracciata dallo spazio e la cui natura sia intimamente legata al materiale usato…”

Gillo Dorfles

E’ l’ultima parte della citazione dal famoso critico che mi preme sottolineare, e per una volta, anziché come di prassi affrontare discorsi di contenuti o di stile, vorrei  iniziare l’esame dell’opera di Verziagi partendo dal rapporto tra l’artista e il materiale, in questo caso, quasi essenzialmente il legno, sia esso cirmolo, pero, noce, olivo, melo…

Emilio Verziagi, Donna con velo, 2002.
Emilio Verziagi, Donna con velo, 2002.

E’ bene ricordare innanzi tutto quali siano i limiti oggettivi e piuttosto gravi  che il legno pone alla creazione di un’opera: essi spiegano tra l’altro come nella storia dell’arte la scultura lignea sia stata spesso relegata all’ambito popolare o si sia ricoperta di gessi colorati, e pur avendo conosciuto periodi di splendore come nel barocco maturo, pensiamo al veneziano Brustolon, si è  riscattata dalle arti minori solo nel secolo scorso quando ha assunto a contenuto la materia stessa e le sue possibilità formali, facendo cadere la necessità di un rivestimento.

Il blocco ligneo, per lo più un tronco, ha dimensioni limitate che impongono aggiunte e incastri difficilmente occultabili, quando si vuole espandere nello spazio una struttura, inoltre le qualità intrinseche del legno possono costituire un limite alla creazione: esso presenta infatti piccole cavità corrispondenti ai vasi, nodi, venature, variazioni di colore che interferiscono nella rappresentazione. Il legno infine ha una struttura non omogenea, procede a fasci di fibre rivolte in un’unica direzione, per cui va lavorato in modo da annullare la differenza di strutture di piani nel senso della fibra e piani contro la fibra.

Questi impedimenti entrano tutti nell’arte di Verziagi non come tali, ma quasi per una sfida, o meglio  in una piena accoglienza del materiale e della sua natura: in questo modo i limiti si fanno occasione di idee, di creazione.

Verziagi infatti ha un rapporto col legno di rispetto amoroso, di conversazione, di fraternità reverenziale, forse originata dalle sue esperienze giovanili, ma ciò non ci preme, quello che è invece importante è che questi sentimenti sono alla base della creazione artistica.

Per inciso lo stesso rispetto per il materiale si avverte anche nelle terre,  dove il modellato, più mosso rispetto alla scultura lignea,  lascia vedere zone non lavorate, varchi,  solchi nei quali si indovina la grana della materia.

Lo scultore “va per  legni” sui greti dei fiumi, nelle segherie, sbircia nei giardini… a volte sono alberi caduti, altre volte  biforcazioni scartate dalle segherie,  altre ancora legni “vissuti” come parti d’oggetti, vedi le doghe delle botti. Esse sono tutte creature vive e  parlanti: l’artista  osserva  l’andamento della fibra, segna col dito le venature, occhieggia i nodi, entra con le dita nelle fessure, accarezza i corrugamenti e le pieghe… e attende fino a che  la figura si rivela, si suggerisce al suo pensiero in una ruga, in un movimento di ramo:  allora nasce l’idea,  si mostra l’immagine che il legno contiene già ed essa va rispettata, cavata fuori, d’altronde la scultura lignea è fatta di scavo, non si può aggiungere, bisogna solo tirare fuori. Da qui scaturisce la molteplicità di forme delle sculture di Verziagi, proprio dalla ricerca e dal rispetto per la materia  e la sfida è vinta: i busti o i corpi verticali sono delicatamente mossi, i fianchi a volte leggermente inclinati, e il gioco più intrigante, ma non l’unico,  sta nel far sì che i difetti, i corrugamenti, le differenze di colore, ma soprattutto le venature del legno disegnino le forme e partecipino alla struttura.  In queste sculture entra  quindi anche il colore, sia quello naturale, che di fiamma o di mordente, che con sapienza accentua l’andamento delle fibre così come in una architettura sottolineerebbe le strutture esaltandole.

Chiude il processo la levigatura: le opere di Verziagi sono tutte levigate o lucide, in quanto l’artista non ama la sbrecciatura della motosega o della sgorbia, le considera violenze ad un materiale vivo.

Sulle superfici morbide e piene quindi la luce scivola leggera increspandosi appena in qualche piega, raramente creando forti chiaroscuri. Le forme sono per lo più chiuse e predominano i pieni piuttosto che i vuoti. L’aria gira attorno, lo spazio abbraccia i corpi ma non li attraversa. Se vogliamo Verziagi si colloca quasi in una posizione controcorrente rispetto alle tendenze attuali che hanno spinto la produzione scultorea verso la bidimensione e verso  strutture molto aperte. L’artista sente in modo figurativo, ma non realistico in senso stretto:  le sue figure piuttosto  ridanno valore a idee se vogliamo in parte oggi “lasciate” e  si fanno simbolo.

Il tema che più appassiona l’autore è il corpo femminile, meglio la donna nella sua dimensione di portatrice di vita: la donna come madre e come futura madre. La suggestione principale viene dalla gestazione, dall’attesa di una vita che cresce nel grembo e  che  si fa calda protezione quando essa è nata.

Ecco allora che i busti , via la testa e le gambe, accentrano l’attenzione tra spalle e fianchi; le donne in attesa ( i loro  volti volutamente stilizzati e simmetrici, nasi diritti e piccoli, occhi semichiusi e assorti nella loro sostanza, quasi per non distrarre)  particolarmente lievi nella resa formale, si mostrano erette, in una posizione del corpo rilassata e serena come quella dell’anima; il braccio scende molle sui fianchi o cinge con una mano grande, a volte sproporzionata, il ventre come per proteggerlo: questo atteggiamento in una silouette dall’andamento verticale e allungato,  insieme allo sporgere dell’addome,  attira l’occhio e lo coinvolge nell’attesa.

La stessa mano e l’identico movimento del braccio protegge i bimbi nei gruppi delle maternità o la femminilità nelle figure sole: in questo caso tutta la scultura si fa gesto, si fa rotonda; il cerchio con la sua forma chiusa  conferisce all’insieme tranquillità, pace e trasporta in una dimensione meditativa e di ripiegamento interiore. Il gioco dei sentimenti è quindi tutto nel cerchio, nell’ abbraccio che trattiene, raccoglie e protegge, si chiude quasi in un bozzolo. Sembra che ci venga suggerito di non disturbare e di contemplare il mistero della vita.

Il tutto,  accarezzato non solo con le mani ma anche con i nostri occhi,  emana un sentire sereno, dichiara amore per la vita e soprattutto per la natura che genera la vita e che è ne è l’alimento e ci mette in una condizione di “ben essere” cioè di armonia con noi stessi, con gli altri e col mondo naturale e questo  è un regalo veramente apprezzabile…

Nel giorno nove del mese di agosto 2009, Palazzo Conti Toppo-Wassermann.

Tiziana Pauletto